Il Grande Bologna e gli ultrà della Fiom
Il calcio applicato alla competizione sociale è un’arma difficile da maneggiare, scappa facilmente di mano se non ti chiami Berlusconi. Ma i dirigenti della Magneti Marelli di Crevalcore, Bologna, erano stati di mano leggera e ironici, per la loro comunicazione aziendale mirata a sensibilizzare su un tema rognoso. In bacheca era comparsa la fotografia del Grande Bologna che vinse lo scudetto negli anni 60. Photoshop aveva però scavato un buco nello squadrone, cancellando il bomber danese Nielsen, eroe di quella squadra. L’headline recitava: “Ma ti sembra la stessa cosa?”.
15 AGO 20

Il calcio applicato alla competizione sociale è un’arma difficile da maneggiare, scappa facilmente di mano se non ti chiami Berlusconi. Ma i dirigenti della Magneti Marelli di Crevalcore, Bologna, erano stati di mano leggera e ironici, per la loro comunicazione aziendale mirata a sensibilizzare su un tema rognoso. In bacheca era comparsa la fotografia del Grande Bologna che vinse lo scudetto negli anni 60. Photoshop aveva però scavato un buco nello squadrone, cancellando il bomber danese Nielsen, eroe di quella squadra. L’headline recitava: “Ma ti sembra la stessa cosa?”. E sotto: “Il mitico Bologna non sarebbe stata la grande squadra che conosci senza tutti i suoi giocatori. Questo è l’assenteismo: il non scendere in campo quando la squadra lotta”. Chi ha orecchie intenda, una moral suasion portata con una strizzata d’occhio alla comune fede calcistico-territoriale e allo spirito aziendale.
Chi non sa stare al gioco di un contenzioso di fabbrica, nemmeno quando si limita a una campagna di richiamo condotta con fair play, sono però quelli della Fiom, la curva del sindacato. Hanno avuto una reazione da hooligan di fabbrica. Sulla loro pagina Facebook sono comparsi commenti degni di miglior indignazione: “Hanno fatto un uso immorale delle foto storiche del Bologna, la società cosa ne pensa? Per molti lavoratori quella squadra è un’icona sacra”. L’assenteismo a Crevalcore è parecchi punti sopra la media del gruppo. La Fiom ci gira un po’ intorno, dicendo che “qui abbiamo molte malattie professionali, la nostra è una fonderia”. Bene. Ma affrontare il problema almeno civilmente, senza insulti da stadio?